Il diario di Timo (pagina 9)

8. Buone feste – Natale 1976



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E a te pà,

cosa piaceva fare durante le feste? Babette impazziva per il Natale. L’aria carica dell’odore di vino dolce e spezie; il cielo, le strade e i fili del telefono di neve. Rolf invece non tanto, troppe canzoncine mielose, per lui era più che altro l’occasione di farsi pagare qualche extra di straordinari. Anch’io dicevo di pensarla come lui, perché mi sembrava una cosa da uomini, anche se sotto sotto i regali, l’albero, le vacanze, erano una gran cosa. Ma la cosa più bella erano le feste di Capodanno che facevano alla birreria dove lavorava Rolf a Kreuzberg, proprio a due passi da Kottbusser Tor. La prima volta che hanno portato anche me, qualche anno fa, be’ quella è stata la più grande notte della mia vita.

Come sempre c’erano solo i dipendenti e i clienti più affezionati. Ognuno aveva portato qualcosa. Noi eravamo arrivati con due piatti tipici dell’Est, preparati da Babette. Un antipasto — le melanzane marinate — e la Soljanka, una zuppa di carne, pancetta, cipolle, pomodoro, aglio, panna, aromi e chissà che altro. Lei ci metteva sempre anche la curcuma e il curry, così veniva tutto di un bel giallo brillante, il suo colore preferito. Era la sua specialità, tanto che persino Rolf, di solito recalcitrante a qualunque novità, ne andava pazzo.

Appena arrivati ero rimasto a bocca aperta. Quella che di solito era un’oscura caverna odorante birra, fumo e sudore, era invece illuminata a giorno da calde lampade gialle. Festoni d’oro e d’argento correvano su tutto il soffitto, il bancone era lucidato a specchio, e le assi del pavimento di legno — normalmente rifugio per ogni tipo di schifo — tornate a nuova vita. I tavolacci erano stati disposti a ferro di cavallo in modo da occupare l’intero locale, a parte lo spazio per fare avanti e indietro dalla cucina con vassoi e boccali. Non credevo ai miei occhi, di fianco a me c’erano alcuni dei più grandi bevitori di tutta Berlino, sprinter del boccale e maratoneti del cicchetto. Quando Babette non sentiva, Rolf mi raccontava le loro imprese come di eroi dalla barba mal fatta e il pessimo alito, ma capaci di sfidare la notte armati solo di un fondo bottiglia. E quella notte erano lì, al mio stesso tavolo, a passarmi patate, fette d’arrosto e pacche sulla schiena come fossi uno di loro.

Alcuni amici di Rolf, del giro della palestra – evidentemente più bravi a incassare ganci e montanti che birre e cicchetti di vodka – avevano ceduto già prima di mezzanotte, le teste abbattute nei loro stessi piatti. I tavoli avevano iniziato a cantare e battere le mani per risvegliarli, ma non c’era stato niente da fare. I malcapitati non avevano reagito nemmeno quando i vicini  gli avevano versato in testa e lungo la schiena intere caraffe d’acqua gelata per cercare di riportarli in vita.

Il momento clou della serata era arrivato per brindare all’anno nuovo, quando il padrone della birreria si era alzato dalla propria sedia mettendo la mostra la gigantesca pancia e, tutto traballante sulle gambe, aveva gridato: “Signore e signori, servitevi di ogni tesoro dietro al mio bancone come fosse vostro!” A quel punto l’intera stanza era scoppiata in canti e urla sguaiate, tutti si erano messi a battere sui tavoli con i piatti e per terra con i piedi, tanto forte da svegliare anche i morti.

A quel punto era sbucato Rolf, la faccia tutta seria come nelle grandi occasioni e un grosso boccale in mano. “Che c’è?” gli avevo chiesto. “Bevi” aveva detto porgendomi la birra, la prima della mia vita. “Davvero?” gli avevo chiesto temendo uno scherzo. “Vuoi che cambi idea?” aveva risposto lui, e un sorriso come non avevo mai visto gli si era stampato in faccia. Affondando le labbra in quella schiuma, tanto soffice che sembrava fatta di nuvole, avevo chiuso gli occhi e pensato che sulla terra non c’era niente di più bello e più vero.

Questo è il primo Natale senza nessuno di voi – senza Rolf, senza Babette, senza il padrone della birreria, senza i loro amici – ma non credo sia finita. Perché se siete stati in grado voi di costruire un mondo che per noi era tutto, ora tocca a noi farne un altro.

Buon Natale pà, dovunque tu sia

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"Il diario di Timo" table of contents

  1. Il diario di Timo
  2. 1. Se sei vivo - 8 gennaio 76
  3. 2. Il migliore amico - 12 gennaio 1976
  4. 3. Il cadavere - 20 gennaio 1976
  5. 4. Nella sacca - 1 febbraio 1976
  6. 5. Soli - 29 febbraio 1976
  7. 6. Giorno per giorno - 3 marzo 1976
  8. 7. Quelli del Reichstag - 15 marzo 1976
  9. 8. Buone feste - Natale 1976

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